In questi giorni sui social si trovano una miriade di foto per il #tenyearchallenge, una di quelle iniziative virali che hanno scopi sicuramente occulti, ma la gente abbocca e così mostra una foto di dieci anni fa e una recente. Anche questo trend topic mi ha fatto andare indietro al mio 2009. Wow che flash! Sono solo 10 anni? Eppure mi sembra un’altra vita! Così oggi sento l’esigenza di scrivere di me e di questi lunghi anni.

Era il 2009

Nominalia_FrancescoMagnano

Avevo 33 anni, lavoravo in azienda e proprio in questo periodo di inizio anno, preparavo le valigie per trasferirmi a Barcellona per 6 mesi, per affrontare una nuova sfida professionale. Io, il figlio, fratello, nipote che stava riuscendo a realizzarsi, che poteva vivere nuove esperienze in una città che allora più di oggi andava di moda, e veniva anche ben retribuito per questo. Un ragazzo che nonostante non avesse concluso il percorso universitario in comunicazione per una manciata di esami, guadagnava più dello zio laureato, funzionario, con 30 anni di anzianità. Ero quello che a Natale regalava TV da 42” (all’epoca erano tanta roba), che raccontava le sue esperienze da straniero, che permetteva a tutti di dire “Francesco ora è stato mandato in Spagna! Sta facendo una bellissima carriera!”.

Dieci anni fa sembra(va) che fossi realizzato! Ma davvero? Forse qualcosa sfuggiva però. Ero un ragazzo come tanti di allora e di oggi, travolto e stravolto dal sistema “azienda-profitto-stipendio-premi-responsabilità”. In continua ricerca di approvazione. Imbambolato da quel sistema, burattino capace, ma sempre mosso da chi teneva i fili. Dove stava la mia evoluzione? In cosa si esprimeva la mia piena realizzazione? Ho detto mia! 

10 anni dopo

Le storie di vita, e ad oggi ne ho ascoltate tante, sono intrise di illusioni e di falsi obiettivi. Ciò che rende l’essere umano felice è molto spesso nascosto dietro a sogni di benessere economico, di realizzazione professionale, di potere personale. Ma la felicità è altrove! Solo quando riesci ad essere pienamente presente a te stesso, a sentirti completamente intero, quando il tuo essere fatto di carne, mente e spirito trova la possibilità di espressione, allora si che puoi vedere com’è fatta la felicità.

Oggi io sono consapevolmente così. E tra le cose che alimentano più di altre la mia felicità nei primi 5 posti metto:

  1. la quiete interiore
  2. le relazioni umane
  3. l’espressione dei talenti
  4. il contatto con la natura
  5. la libertà dei sensi

La quiete interiore

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Si tratta di essere in grado di trovare uno spazio interiore nel quale accogliere tutto ciò che mi crea disturbo e mi disequilibria. Invece di lottare e opporre resistenza accolgo. Per farlo è necessario riuscire a creare il vuoto dentro di me, lasciando andare ogni forma di credenza limitante, ogni residuo di convinzione, liberandomi da eredità non richieste. Mi affido al mio sé superiore, includo e trascendo. Dedico costantemente parte del mio tempo alla pratica della Mindfulness, gioco a riconoscere le mie voci interiori e a dar loro la consapevolezza di ciò che sono proprio qui e adesso. Ascolto il mio respiro, raggiungo il cuore che batte spingendo il sangue in ogni parte del mio corpo, porto l’attenzione in questo flusso e scorro insieme. Questa è la mia quiete.

Le relazioni umane

Ho sempre riconosciuto in me il bisogno di essere in relazione ad altre persone. Affetti familiari compresi. Sempre di più, vuoi anche per un lavoro sulla consapevolezza, mi libero alla manifestazione autentica delle relazioni, favorendone la trasformazione. E’ ciò che accade spesso nel mio lavoro di coach costellativo. Quando sono davanti al cliente, il primo intento è rompere gli schemi a cui siamo stati educati, per avvicinarci il più possibile a quella autenticità che è libertà di sentire, di esprimersi, di mettere a fuoco, di agire e di cambiare. Questo processo avviene nella totale assenza di giudizio, davvero! E lo si comprende solo quando la relazione si realizza, altrimenti si pensa che siano solo parole. Eppure, anni di lavoro personale e nuove comprensioni, mi permettono oggi di non essere più condizionato da giudizi e pregiudizi. 

L’espressione dei talenti

Che siano i miei o dei miei clienti, quando si lascia spazio alla possibilità di esprimere i talenti, la felicità riceve una spinta pazzesca. Ogni essere umano ha dei talenti, ne sono convinto. Poterli esprimere diventa quella magia che crea la scintilla e accende il fuoco. A me da felicità. Ecco, è il fuoco l’immagine che meglio esprime il mio pensiero sui talenti. Come tale, il fuoco una volta acceso, ha bisogno di essere alimentato, con costanza e con il combustibile giusto. Proprio come i talenti. Poi bisogna saperlo “domare” per evitare che diventi dannoso. Quindi serve pratica, esperienza, familiarità. Sarà anche possibile bruciarsi, fa parte del gioco, ma si tratterà di scottature che portano consapevolezza, non di ustioni mortali! Quante volte non diamo spazio ai nostri talenti per la paura di ustionarci? Paura spesso nemmeno nostra. Allora lasciamoci andare all’infinito campo delle possibilità, affidiamoci a ciò che non sappiamo e rimaniamo aperti alla sorpresa.

Il contatto con la natura

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La natura è il nostro ambiente. Ogni uomo su questa terra deve necessariamente fare i conti con questa verità. Quindi faccio il possibile per agevolare il mio contatto con la natura durante le mie giornate, a volte è più intenso, altre meno, ma c’è sempre. Ho sperimentato in varie situazioni formative la potenza che il contesto naturale sprigiona, è come un amplificatore di sensazioni, emozioni e pensieri. Ringrazio la mia maestra di tanti percorsi, Elena Franzini, per aver condiviso questa consapevolezza e avermi permesso di accedere facilmente a nuovi stadi di felicità. Nella sua tenuta calabrese, a piedi nudi in mezzo al grande parco incolto e insidioso ho sperimentato la qualità del sapersi affidare. L’eredità che Elena mi ha poi lasciato, con il coordinamento del progetto CONNAT, mi ha consentito di vivere esperienze nuove in natura, in ambienti lontani e inimmaginabili. Vorrei trovarmi in una foresta e seguire uno sciamano. Solo il pensarlo mi porta felicità. 

La libertà dei sensi

Saper riconoscere il peso che ha ognuno dei 5 sensi nella nostra vita non è cosa banale. Favorirne la percezione amplificandoli è per me fonte di felicità. Assaporando del buon cibo, sentendo profumi nuovi e antichi, suoni naturali, ammirando panorami sconfinati, immerso in un mare cristallino o a piedi nudi su un prato, risveglio e alimento la mia anima. Cosa c’è di più forte per accorgersi di essere tutt’uno col tutto? Liberare i sensi è certamente una modalità atavica per portare felicità al mio corpo, alla mia mente e al mio spirito. Ogni canale di accesso al mio essere è veicolato da vista, udito, tatto, gusto e olfatto.

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