Quando una collaborazione finisce: prendere il proprio posto e andare oltre

Quando una collaborazione finisce: prendere il proprio posto e andare oltre

Negli ultimi mesi si è chiusa una collaborazione importante per me, in un centro olistico dove per diversi anni ho facilitato giornate e serate di Costellazioni Familiari. Non entro nei dettagli né nei nomi, perché non è questo il punto. Quello che conta è che, a un certo punto, sono emersi conflitti, incomprensioni, accuse, fino alla decisione di interrompere il percorso insieme.

È stato doloroso. Ho sentito rabbia, delusione, tristezza, e anche la tentazione di giustificarmi, difendermi, spiegare. Allo stesso tempo, una parte di me sapeva che stava accadendo qualcosa di più grande di una semplice “discussione lavorativa”.

Quando il cliente diventa “di qualcuno”

Una delle ferite più forti, in questa storia, è stata sentire frasi come “i miei clienti”, “non devi contattarli”. Nelle professioni di aiuto, però, c’è un principio fondamentale: il cliente non è di nessuno. Ogni persona ha il diritto di scegliere liberamente con chi lavorare, dove andare, come proseguire il proprio percorso.

Noi operatori possiamo offrire spazi, competenze, presenza… ma non possediamo le persone. Quando entriamo nella logica del possesso (“miei clienti”, “mio spazio”, “mio gruppo”), qualcosa si irrigidisce. L’amore smette di fluire, l’appartenenza diventa controllo, la collaborazione si trasforma in competizione. Questo vale nelle famiglie, nelle aziende, nei centri olistici.

Il movimento interiore: riprendere il proprio posto

Dopo lo shock iniziale, mi sono reso conto che avevo una scelta: restare agganciato al bisogno di avere ragione, oppure usare questa separazione come occasione per guardare meglio il mio posto. Nei giorni successivi mi sono chiesto: dove mi sto rimpicciolendo per paura di disturbare? Dove stavo restando in una collaborazione che non rispecchiava più la mia visione, solo per abitudine, comodità o paura di perdere qualcosa?

A un certo punto ho sentito che questa rottura, per quanto dolorosa, stava in realtà facendomi un favore: mi invitava a staccarmi da un sistema che non era più in linea con me e a prendermi pienamente la responsabilità del mio spazio, delle mie scelte, del mio modo di lavorare. È come in costellazione quando una persona viene esclusa da un sistema che la tratteneva piccola: all’inizio può far male, ma spesso è quel movimento che permette di trovare un posto più giusto altrove.

Cosa porto con me da questa separazione

Da questa esperienza porto con me alcune consapevolezze:

  • nessuna collaborazione definisce il mio valore come professionista e come persona;

  • è sano dire di no a condizioni che non sento più e a modalità basate sulla paura e sul possesso;

  • posso chiudere una porta senza trasformare nessuno in un nemico, scegliendo di non alimentare la polemica e di restare focalizzato sul lavoro con le persone che sentono risonanza con me.

Oggi continuo il mio cammino con ancora più chiarezza, in nuovi spazi e con nuove forme: aumentano le giornate mensili di costellazioni a Bergamo presso lo Studio Olistico di Via Calzecchi Onesti 10 a Bergamo, uno spazio intimo e accogliente.

Se hai lavorato con me in passato, o se senti di voler iniziare ora un percorso sistemico, non hai bisogno del permesso di nessuno per seguire la tua intuizione: puoi ascoltare ciò che senti vero per te e scegliere con chi camminare nel prossimo tratto di strada.

Scopri il nuovo sito dedicato alle Costellazioni Familiari a Bergamo.

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